Nido, ma quanto mi costi!

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Ci vogliono più di tremila euro l’anno per mandare il bimbo all’asilo nido. E la beffa è che i posti sono troppo pochi: un piccolo su tre resta fuori. Un figlio all’asilo nido comunale costa mediamente in Italia 309 euro al mese (3100 euro l’anno), il 12% delle spese familiari. I più costosi sono al Nord (380 euro) seguiti dal Centro (322) e infine dal Sud (219). La regione più economica è la Calabria (139), la più costosa la Valle D’Aosta (432). Fra le province il primato dei costi più alti spetta a Lecco (515), mentre Vibo Valentia è la più economica (120).

E’ un’indagine dell’Osservatorio nazionale prezzi e tariffe di Cittadinanzattiva a rendere noti questi dati, dai quali emerge che le tariffe sono rimaste quasi invariate a livello nazionale (erano in media di 302 euro nel 2011). Fra le dieci città più care, tra quelle che offrono il servizio a tempo pieno, si confermano, rispetto al 2012-13, Lecco, Sondrio, Belluno, Cuneo, Lucca, Alessandria e Bolzano, mentre Imperia, Cremona e Trento subentrano al posto di Mantova, Aosta e Udine. Le dieci meno care: Vibo Valentia, Catanzaro, Roma, Trapani, Chieti, Campobasso, Foggia, Venezia, Napoli e Salerno.

Resta purtroppo ancora elevato il numero di bimbi in attesa di un posto nel nido comunale: uno su tre resta fuori. Sebbene l’offerta di asili nido sia cresciuta negli ultimi anni, tali servizi coprono solo l’11,8% della potenziale utenza; il dato varia tra il 24,4% della Emilia Romagna e l’1,9% della Campania. Dal confronto delle domande soddisfatte rispetto a quelle presentate, emerge che il Lazio, a livello di capoluoghi di provincia, ha il maggior numero di asili comunali (453) e di posti disponibili (21.756) ma è anche la regione in cui il 65% dei bambini resta in lista di attesa, preceduta solo dalla Basilicata con il 71%. In Lombardia e Piemonte restano in lista di attesa invece solo il 7%. L’Emilia Romagna è invece la regione con la maggiore copertura di asili pubblici in tutti i comuni (28.321 posti in 624 strutture pubbliche).

Il 56% dei capoluoghi di provincia mette a disposizione agevolazioni tariffarie: nel 62% dei casi di tratta di riduzione della retta a partire dal secondo figlio iscritto al nido; il 45% per assenze dovute a malattia; il 19% riduce la retta per modifiche alla situazione economica familiare (disoccupazione, mobilità, cassa integrazione); il 15% per bimbi portatori di handicap; il 3% in presenza di mutuo per acquisto prima casa.

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