Ho deciso, faccio il mammo

mammo

La mamma è sempre la mamma. Ma, nonostante rimangano una minoranza, sono sempre di più anche i… mammi. Per non frenare la carriera della dolce metà, per darle una mano, ma – anche – perché possono essere le circostanza a imporlo (perdita del lavoro), aumenta il numero di papà che si dedicano a tempo pieno ai figli. E in America, dove il mammo è una specie in via di prolificazione più che in Italia, il papà che si dedica anima e corpo al pupo è guardato di traverso. Soprattutto negli ambienti di lavoro, dove è considerato con diffidenza e ironia. E dalle nostre parti? Come è tutelato il mammo che lavora? Vediamo in questa piccola guida, stilata dalla regione Emilia-Romagna, i principali diritti del papà.

Lavoro notturno
Non sono obbligati a prestare lavoro notturno:
 a) la lavoratrice madre di un figlio di età inferiore a tre anni o, in alternativa, il lavoratore padre convivente con la stessa;
b) la lavoratrice o il lavoratore che sia l’unico genitore affidatario di un figlio convivente di età inferiore a dodici anni.

Congedo obbligatorio e facoltativo
Entro i 5 mesi  dalla nascita del figlio, il padre lavoratore dipendente (ma non di Pubblica Amministrazione), anche adottivo o affidatario,  ha l’obbligo  di  astenersi  dal  lavoro per  un periodo di 1 giorno. 
In caso di adozione o affidamento, il termine del quinto mese decorre dall’effettivo ingresso in famiglia del minore, nel caso di adozione nazionale, o dall’ingresso del minore in Italia, nel caso di adozione internazionale. Entro il medesimo periodo, il padre  lavoratore dipendente può astenersi per un ulteriore periodo di 2 giorni, anche continuativi, purché che la madre rinunci ad altrettanti giorni di astensione obbligatoria. Sia il congedo obbligatorio che quello facoltativo sono fruibili dal  padre anche contemporaneamente all’astensione della madre.

Indennità
Per tali periodi viene riconosciuta un’indennità giornaliera  a  carico  dell’Inps  pari  al  100%  della retribuzione.

Come fare
Il padre lavoratore deve  comunicare in forma scritta  al  datore  di  lavoro le date in cui intende beneficiare del congedo obbligatorio e/o facoltativo, con almeno 15 giorni di anticipo; se in relazione all’evento nascita, sulla base della data presunta del parto.   
Il  datore di lavoro comunica all’INPS le giornate di congedo fruite. 
Nel caso di congedo facoltativo, il padre allega alla richiesta una dichiarazione della madre di non fruizione del congedo di maternità a lei spettante, per un numero di giorni equivalente a quello fruito dal padre, con conseguente riduzione del congedo. Tale dichiarazione deve essere trasmessa anche al datore di lavoro della madre.

Congedo di paternità
Il padre lavoratore ha diritto di astenersi dal lavoro per tutta la durata del congedo di maternità o per la parte residua che sarebbe spettata alla lavoratrice, in caso di morte o di grave infermita’ della madre ovvero di abbandono, nonché in caso di affidamento esclusivo del bambino al padre.

Indennità/contribuzione 
I lavoratori hanno diritto ad un’indennità giornaliera pari all’80% della retribuzione per tutto il periodo del congedo. Alcuni CCNL prevedono l’integrazione da parte dell’azienda fino al 100% della retribuzione.

Cosa fare
Presentare al datore di lavoro la certificazione relativa alle condizioni che danno diritto al congedo. In caso di abbandono, il padre lavoratore ne rende autodichiarazione ai sensi dell’articolo 47 del dPR 28 dicembre 2000, n. 445.

Congedo parentale
Periodo durante il quale entrambi i genitori lavoratori dipendenti possono assentarsi dal lavoro nei primi 8 anni di vita del figlio. Il padre lavoratore può assentarsi dal lavoro, dalla nascita del figlio, per un periodo continuativo o frazionato non superiore a sei mesiQualora vi sia un solo genitore, il periodo di astensione dal lavoro continuativo o frazionato può aumentare fino a 10 mesi.
La durata del congedo parentale di entrambi i genitori non può superare complessivamente i 10 mesi. Qualora il padre si  astenga dal lavoro per un periodo continuativo o frazionato non inferiore a 3 mesi,  il limite complessivo dei congedi parentali dei genitori e’ elevato a 11 mesi e, di conseguenza, il periodo di astensione dal lavoro del padre può durare fino a 7 mesi.

Il D.L. 11 dicembre 2012, n. 216 ha introdotto la possibilità di poter fruire del congedo parentale anche su base oraria. In pratica, mamma e papà potrebbero chiedere al datore di lavoro di usufruire di particolari fasce orarie di permesso, concordandoli con lui in anticipo. Le novità non saranno automatiche: occorrerà attendere i rinnovi dei contratti collettivi nazionali.

Indennità/contribuzione
Entro il compimento del terzo anno del figlio per massimo 6 mesi i genitori hanno diritto ad una indennità pari al 30% della retribuzione. 
Per tutti gli altri periodi l’indennità del 30% è dovuta solo se il proprio reddito personale annuo non sia superiore a 2,5 volte l’importo del trattamento minimo di pensione. Tali periodi sono coperti da contribuzione figurativa.

Come fare
La richiesta al datore di lavoro va effettuata secondo le modalita’ e i criteri definiti dai contratti collettivi, e comunque con un  preavviso non inferiore a quindici giorni.

Riposi giornalieri
I periodi di riposo giornalieri sono riconosciuti al padre lavoratore:
a) nel caso in cui i figli siano affidati al solo padre;
b) in alternativa alla madre lavoratrice dipendente che non se ne avvalga;
c) nel caso in cui la madre non sia lavoratrice dipendente;
d) in caso di morte o di grave infermita’ della madre.
In caso di parto plurimo, i periodi di riposo sono raddoppiati e le ore possono essere utilizzate anche dal padre.

Congedo per la malattia del figlio
Entrambi i genitori, se lavoratori dipendenti,  hanno diritto alternativamente, di assentarsi dal lavoro in caso di malattia del figlio.
Figlio con età non superiore ai 3 anni 
La durata del periodo corrisponde alla durata della malattia del figlio
Figlio con età tra i 3 e gli 8 anni ciascun genitore ha diritto a 5 giornate all’anno
La malattia del bambino che dia luogo a ricovero ospedaliero interrompe, a richiesta del genitore, il decorso delle ferie in godimento. Ai congedi per malattia di figli non si applicano le disposizioni sul controllo della malattia del lavoratore (visita fiscale). Il congedo spetta al genitore richiedente anche qualora l’altro genitore non ne abbia diritto.

Indennità 
Settore privato:
Il periodo di congedo per malattia dei figli non è retribuito, ma è coperto da contribuzione figurativa 
Settore pubblico:
fino al terzo anno del figlio i genitori hanno diritto ad un massimo di 30 giorni per anno regolarmente retribuiti. I restanti periodi di congedo non sono retribuiti, ma hanno la copertura contributiva

Come fare
La L. 221/2012 ha stabilito l’obbligo di invio telematico anche per i certificati attestanti la malattia del bambino, necessari per poter fruire dei congedi. Tale disposizione necessita ancora di un apposito decreto attuativo.

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